Taormina centro del mondo

Taormina in questi giorni è sotto gli occhi di tutti vista l’attenzione mediatica del momento per il G7. Il che, da sicula, mi rende felice lo ammetto! Inoltre è uno di quei luoghi che porto nel cuore vista la mia discendenza paterna delle vicinanze (Giardini Naxos).

Sembrerebbe che i “Grandi del mondo” ne siano rimasti affascinati e, permettetemelo, non poteva essere altrimenti! Taormina è uno di quei luoghi che definisco “bomboniera” con le sue stradine, i vicoli stretti e il suo famoso teatro da cui si gode uno dei paesaggi più belli al mondo, perché capace di raggruppare le meraviglie della natura a quelle dell’uomo. Rappresenta uno dei luoghi più incantevoli e pertanto più turistici dell’intera Sicilia, come ben sapete. Ma, forse, non tutti sono a conoscenza di un aneddoto che racconta come il mito di Taormina è nato nell’Ottocento grazie alle immagini pittoriche e fotografiche di Otto Geleng e del barone-fotografo Wilhelm von Glöden. Grazie a loro il borgo siciliano nel giro di pochi anni si trasformò da villaggio di pescatori, le cui tracce s’individuavano a malapena sulle carte geografiche, a meta turistica dell’“high society” europea soprattutto tedesca attratta dai resti della Magna Grecia, come il suggestivo teatro greco.

Otto Geleng, figlio di un ricco industriale prussiano, arrivò a Taormina nel 1863, poco più che ventenne, e fu subito “colpo di fulmine”: questa terra all’ombra dell’Etna diventò la musa ispiratrice di diversi dipinti, che in pochi mesi fecero il giro delle principali città europee, prima fra tutte Parigi. I critici d’arte furono colpiti dal paesaggio ritratto sulle tele: un vulcano imbiancato di neve, i mandorli in fiore e il mare azzurro sottostante. Tutti pensarono che la fantasia del giovane artista prussiano fosse tale da ritrarre accostamenti anomali, che non esistevano in nessuna parte del mondo. Geleng fu colpito nel suo orgoglio e lanciò una sfida interessante: “Venite a Taormina il prossimo inverno, se non troverete quello che vedete in questi quadri pagherò io il soggiorno per tutti”. Il pittore tedesco, però, “fece i conti senza l’oste” (mai modo di dire fu più appropriato) poiché a Taormina non esistevano pensioni, né alberghi. Quando alcuni critici francesi accettarono questo stravagante invito, Geleng non si scoraggiò, anzi il suo entusiasmo trascinò il mitico Don Ciccio, al secolo Francesco La Foresta proprietario della casa padronale sulle pendici del teatro greco, il quale mise a disposizione alcune stanze per gli ospiti. Nacque così l’Hotel Timeo, la cui insegna fu dipinta dallo stesso pittore tedesco. Grazie, invece, alle immagini scattate dal fotografo prussiano barone von Glöden, l’Europa conobbe i Giardini di Naxos, l’Isola Bella, il Teatro greco, le torri saracene, ecc. Taormina divenne presto scenario ideale per musicisti, pittori ed artisti di ogni genere, dando l’avvio alla sua fortuna turistica.

Visto che ho parlato di “Grandi” non posso che chiudere con un “Grande”: Johann Wolfgang von Goethe, per gli amici Goethe, che ha dedicato meravigliose pagine alla mia cara Isola nel suo Italienische Reise: l’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa”.

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